“Essere ponte”: sogno o realtà?

Progetto Migranti Ambasciata USA presso la Santa Sede“Essere ponte”: sogno o realtà? Questo il titolo della testimonianza che Suor Elisabetta Flick ha condiviso sul Progetto Migranti della UISG, di cui è responsabile, su invito dell’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. “Il progetto “essere ponte” è nato dal desiderio, oserei dire dal sogno, del consiglio direttivo della UISG (Unione internazionale superiore generali) di compiere un’azione concreta che fosse un segno profetico della nostra identità di religiose nel mondo di oggi, in occasione del 50esimo anniversario di fondazione dell’Unione.” Afferma Suor Elisabetta.

“Con mia moglie siamo stati alla Messa per il Giubileo della UISG ed è stato veramente emozionante assistere all’invio missionario delle dieci suore in Sicilia. È incoraggiante vedere la ricchezza delle culture e delle lingue di queste suore e sapere che stanno arrivando alla UISG altre richieste per formare una futura terza comunità intercongregazionale in Sicilia.” Con queste parole l’Ambasciare apre l’incontro che si è svolto il 22 marzo presso la stessa Ambasciata, solo poche ore dopo l’attacco terroristico all’aeroporto belga.

Suor Patricia Murray, Segretaria esecutiva della UISG, prende la parola per presentare brevemente l’Unione Internazionale delle Superiore Generali: “La nostra è una realtà composta dalla maggioranza delle Congregazione femminili del mondo. Oggi siamo 1856. Siamo nate con il desiderio di rimanere ancorate e in ascolto dei segni dei tempo nelle nostre società e di farlo in modo collaborativo. Oggi ci viene chiesto di essere presenti alle periferie, geografiche ed esistenziali.”

Sono presenti diversi Ambasciatori e esponenti della stampa: tutti e tutte mostrano interesse verso il progetto e la realtà drammatica delle donne e uomini che lasciano il proprio paese senza nessuna sicurezza.

“Sia a Ramacca che ad Agrigento, nelle loro visite, ai centri, all’ospedale, alle mense, le nostre sorelle hanno incontrato giovani donne con seri problemi mentali ma, è evidente che nessuno qui può testimoniare che questi sono conseguenza  del  terribile viaggio. Le ferite psichiche sono meno visibili delle ferite fisiche, ma sono le più presenti oggi. Molte giovani donne hanno dei bimbi piccoli, pur essendo sole e senza marito, e il viaggio intrapreso è durato almeno due se non tre anni. Molte di loro non riescono ad amare questi bambini nati in seguito alle violenze subite. Scioccante è stato l’incontro con una giovane donna di 25 anni, ricoverata da due anni in ospedale perché non riesce a mettersi in piedi. I muscoli hanno troppo sofferto durante il viaggio sul battello. Ha detto alle sorelle di essere rimasta in una brutta posizione, senza potersi muovere durante tutto il viaggio, e ancora oggi non arriva a distendere le gambe. Vive coricata, sola, all’ospedale, affidata alle cure del personale medico e dei volontari. Ma quante di loro si trovano in situazioni analoghe?” Continua a raccontare Suor Elisabetta.

“Da tre mesi  le religiose percorrono in lungo e in largo le strade della costa, per conoscere e cercare di comprendere la realtà:  visitano i vari organismi che operano a servizio dei migranti, avendo a cuore  il progetto di costruire una rete di relazioni, e di raccogliere le informazioni necessarie per svolgere il loro servizio. Stanno vivendo la fase di scoperta di una realtà a cui siamo purtroppo ormai abituati  dai  giornali…   che  non fa  più notizia… ma quando si ascoltano i racconti dal vivo  gli occhi e il cuore si aprono ad una realtà ben più sconvolgente.”

L’incontro è stato proficuo, non solo per far conoscere il nostro piccolo seme di speranza, che è il progetto Migranti, ma per favorire una maggiore collaborazione tra le sedi diplomatiche presso la Santa Sede per un impegno coordinato e congiunto a favore della dignità umana.

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