Donne in dono, donne in missione

Donne in DONO, donne in Missione

Religiose, religiosi e sacerdoti si preparano alla Missione alla Fondazione CUM di Verona (Italia). Riceviamo questa testimonianza che, con piacere, condividiamo.

Partire dalla Corea del Sud per andare in Messico, lasciare le proprie origini e la propria cultura in Costa d’Avorio per vivere e servire un paese così articolato e complesso come Cuba, rimanere nel tuo stesso continente africano e scoprire che tra la tua terra congolese e il bellissimo centr’africa esistono kilometri di differenze e tradizioni, chiederti a quasi 60 anni di vivere tra le tue sorelle in Peru’ oppure lasciare la tua prima comunità dopo bellissimi anni di condivisione con le ragazza-madri per andare nella sconosciuta terra nicaraguense; queste solo alcune delle provenienze e destinazioni che circa 20 consacrate di 13 congregazioni differenti stanno condividendo in questi giorni al CUM (centro unitario missionario) di Verona nel corso di preparazione per i missionari in partenza.

Un’esperienza molto forte e particolare che racchiude in sè la bellezza e lo slancio di chi la vita la vuole donare fino alla fine. Un relatore l’altro giorno, nelle le tante ore di formazione che stiamo vivendo ci ha consegnato questa sintesi: “La chiesa è missionaria per sua natura se non lo è, è un utero sterile”. (P. Giulio Albanese, comboniano giornalista) Parole forti queste che nella sala abitata da tante donne ha avuto una risonanza particolare. Il cammino di preparazione condiviso anche con sacerdoti e laici ci sta ponendo domande molto forti che i poveri del mondo portano sulle loro spalle da centinaia di anni. La povertà frutto dell’antico colonialismo che tutt’ora celato dietro l’ombra delle potenze economiche mondiali, la grande e radicata tradizione religiosa e culturale dei popoli africani e dell’america latina lasciata passare come suparata e quasi priva di fondamento ed intelligenza, grandi ingiustizie subite e portate. Queste sono alcuni degli scenai che quasi tutti i giorni ci stanno lasciando dentro un po’ d’ amarezza mista ad un pizzico di vergogna.

Dinanzi a queste parole e fatti ci si sente povere e piccole, almeno questo è il sentimento comune che si condivide tra le sorelle durante le pause, i pranzi e i corridoi di questa grande casa “missionaria”.

I macro sistemi spaventano tutti e tutte, ma poi c’è una quotidianità che placa le ansie da prestazione europee e ci si rende conto che noi donne consacrate missionarie nel mondo infondo siamo chiamate a portare anche questo: un QUOTIDIANO fatto di attenzione, gesti, passi, tocchi di presenza e forse di tanto silenzio e impotenza. Uno SPAZIO APERTO dove l’ALTRO potrà trovare casa, rifugio, cibo, dignità. Un utero porta nel silenzio dello spazio e del tempo un mistero che solo un giorno prenderà vita e allora mi viene da dire che la speranza esiste.
I carismi delle nostre Congregazioni sono frutto dello Spirito di Dio che alimenta l’intera Chiesa e la comunione tra noi ancor di piu’ è segno della bellezza e della gioia del Vangelo da annunciare a tutti. Ma oso dire che vivere tutto questo con altre donne consacrate rende il cammino ancor piu’ vero e possibile.

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